Prato – Alfred Sisley

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Alfred Sisley
Prato
1875
Olio su tela
Washington, National Gallery of Art

Sono gli ultimi giorni d’estate, l’aria comincia a essere più frizzantina. Nella maggior parte del nostro Paese, però, sembra che l’estate, quest’anno, non sia mai arrivata. Tanti, negli ultimi mesi, devono aver sognato un prato così, accarezzato da un vento leggero, baciato da un tiepido sole. Ho avuto tempo per innamorarmi poco alla volta e ogni giorno di più di questo dipinto di Alfred Sisley, che era esposto poco tempo fa in una mostra per la quale ho lavorato.

Intrattengo un rapporto di amore e odio con l’impressionismo, perché trovo che sia una tema un po’ abusato e che alla lunga rischi di annoiare; proprio per questo motivo ero combattuta all’idea di dedicare un post a questo movimento artistico. Poi ho ripensato alla piacevole scoperta di questo artista, nel gruppo degli impressionisti decisamente meno noto di Claude Monet o Auguste Renoir, e ho deciso che vale la pena di spendere un po’ di parole su di lui.

Alfred Sisley nacque nel 1839 a Parigi, ma era di origini inglesi. Fu uno dei partecipanti alla prima mostra impressionista, che inaugurò il 15 aprile 1874 nello studio del fotografo Nadar. Il termine impressionismo venne coniato da un critico d’arte in senso dispregiativo, perché questi artisti venivano accusati di non saper dipingere: addirittura, a quanto si racconta, un visitatore davanti ai loro quadri esclamò che sembrava che i pittori avessero riempito una pistola di colori e avessero sparato sulle tele. La novità più evidente di questo stile, infatti, consisteva proprio nel fatto che il pittore impressionista non disegnava, non tracciava i contorni e dipingeva ricorrendo all’uso di “macchie” di colore puro impresse con diversi pennelli e diversi movimenti, accostate tra di loro per ottenere forme, ombre, luce e riflessi, come si può vedere, ad esempio, in questo famosissimo quadro di Monet:

Claude Monet - Impression: soleil levant - 1872
Claude Monet – Impression: soleil levant – 1872

L’obiettivo dei pittori impressionisti, insomma, non era quello di restituire un’immagine idealizzata della realtà, ma di rendere nel modo più fedele possibile i colori e la luce di tutto ciò che avevano davanti ai loro occhi. La luce era vera protagonista della loro ricerca e anche per questo, tra le tante novità dell’impressionismo, venne introdotta la pittura “en plein air”, cioè “all’aria aperta”: a differenza di tutti gli artisti a loro antecedenti, gli impressionisti prendevano tele, cavalletto e i nuovissimi colori in tubetto (che prima non esistevano!) e andavano a dipingere all’aperto, immersi nel paesaggio che desideravano trasporre nel quadro. Usavano direttamente i colori, senza disegni preparatori, e li accostavano e mischiavano sulla tela per ottenere sfumature e tonalità diverse. Il verde, ad esempio, si ottiene unendo giallo e blu e quindi era sufficiente aggiungere uno di questi due colori per definire le zone d’ombra o quelle più luminose.

Auguste Renoir - Raccogliendo fiori - 1875
Auguste Renoir – Raccogliendo fiori – 1875

Sisley, qui, dipinge il prato con leggeri colpi di pennello simili a delle virgole, tutti lievemente piegati verso sinistra, per rendere l’idea del vento che accarezza il prato e i fiori. Per questi ultimi, ha sicuramente usato un pennello diverso e non ha più tracciato delle virgole, ma impresso delle piccole macchie.

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Voler rendere la realtà attraverso i colori e la luce significò introdurre sulla tela anche i cosiddetti “colori fantasma”, cioè tutte quelle ombre, sfumature e macchie che un pittore accademico avrebbe eliminato per arrivare al “colore reale”. Quando dipinge questo brillante cielo di giugno, Sisley non ricorre solo all’azzurro e al bianco, ma introduce anche delle delicate velature gialle, per renderlo più luminoso e per dare l’idea del sole che splende.

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All’epoca, inoltre, erano in corso nuove scoperte anche in ambito scientifico. In particolare, per gli impressionisti, furono di fondamentale importanza gli studi di Michel Eugène Chevreul, un chimico che disegnò il famosissimo cerchio cromatico. Si scopri che i colori che su questo cerchio si trovavano diametralmente opposti, se accostati, donavano l’uno brillantezza all’altro. Si tratta delle coppie di colori complementari, ovvero rosso-verde, giallo-viola e blu-arancione.

il cerchio di itten
Il cerchio cromatico di Johannes Itten (1888-1967)

Gli impressionisti iniziarono ad applicare questa nuova scoperta nei loro dipinti, anche se non ancora in modo scientifico come fecero poco dopo i puntinisti Paul Signac e Georges Seurat. Nel prato di Sisley c’è un protagonista indiscusso, che per quanto piccolo non può  non attirare la nostra attenzione: si tratta del papavero che spicca in basso a destra, pur essendo solo una piccola macchia.

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In questo caso, l’effetto è ottenuto proprio perché si tratta di una macchia rossa dipinta sul prato verde, quindi è l’accostamento dei due complementari a donare tanta brillantezza al papavero. Lo stesso non accade per lo spaventapasseri al centro, che quasi si perde nel prato, perché è azzurro su verde: questi due colori hanno in comune il blu e non sono opposti sul cerchio cromatico, quindi sono armonici, ma non determinano un contrasto.

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Esercizio
Potresti ancora pensare che chiunque sarebbe capace di dipingere a macchie come un impressionista.
Allora perché non provi a disegnare quello che vuoi tu, direttamente con i colori e senza linee di contorno?

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